Banca del cordone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Responsabile Dott.ssa Giulia Pucci

UOSD Banca del sangue cordonale

Denominazione: Calabria Cord Blood Bank

La Banca del cordone, unica in Calabria, è operativa dal gennaio 2006 sotto la direzione della Dr.ssa Giulia Pucci.

Dal 2016 (come da Del. DG n° 578 del 19/07/2016) è Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD).

Dal gennaio 2018, alla Banca Cordone è stato assegnato anche il Laboratorio di processazione delle cellule staminali ematopoietiche (CSE) aferetiche e midollari, (come da Del del DG n° 656 del 6/12/2017 “Riorganizzazione della rete dei laboratori”).

 

L’attività di manipolazione delle CSE è divisa nei due Presidi Ospedalieri, come di seguito dettagliato:

Sezione Laboratorio di processazione di Cellule Staminali Emopoietiche da sangue cordonale:

Presidio Riuniti – piano terra

CONTATTI

Responsabile: 0965 393323            

Laboratorio: 0965 393297

Fax: 0965 393326     

 

Sezione Laboratorio di processazione di Cellule Staminali Emopoietiche da aferesi e midollo osseo:

Presidio Morelli – primo piano

CONTATTI

Area Office/Laboratorio e Fax 0965 393725

 

Personale amministrativo:

D.ssa Domenica Princi, Statistico

D.ssa Renza Monteleone, Responsabile Sistema Gestione Qualità

 

LAB CSE: sezione Laboratorio Processazione Cellule Staminali Ematopoietiche (CSE) da midollo e da sangue periferico.

Il Laboratorio di cellule staminali da sangue periferico (aferesi) e midollo osseo (LAB CSE) è stato istituito nel 1992 contestualmente all’UOC Centro Trapianti Midollo Osseo (CTMO).

Il Laboratorio di processazione CSE aferetiche e midollari dal dicembre 2017 è stato trasferito sotto la Direzione dell’UOSD Banca cordonale e svolge un’attività strettamente connessa alla raccolta aferetica e midollare e al trapianto delle cellule, attività svolte dell’UOC CTMO, in collaborazione con l’UOC Servizio di Medicina Immunotrasfusionale.

Il Lab CSE opera in accordo alla normativa vigente ed è in possesso del certificato di conformità rilasciato dal Centro Nazionale Trapianti e Centro Nazionale Sangue del Ministero della Salute, dell’Accreditamento di eccellenza JACIE-FACT e della certificazione di qualità ISO 9001:2008. Esplica la propria attività in supporto alle esigenze trapiantologiche dei pazienti onco-ematologici afferenti all’UOC CTMO, all’interno del Programma trapianto cellule staminali, riconosciuto dal GITMO (Gruppo Italiano Trapianti Midollo Osseo) e dall’EBMT (European Bone Marrow Donor Registry).

Presso il LAB CSE vengono svolte le attività di valutazione, manipolazione, congelamento e scongelamento delle cellule staminali da donatore autologo, allogenico familiare, allogenico MUD (proveniente dall’IBMDR-Registro Donatori Midollo Osseo) e linfociti.

Con il termine "manipolazione cellulare" sono indicati i processi a cui sono sottoposte le CSE fino al trapianto in pazienti onco-ematologici.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche (CSE) rappresenta da anni la terapia di elezione per il trattamento di numerose patologie ematologiche e non (leucemie, linfomi, mielomi, difetti genetici Thalassemia Major), per le quali le terapie convenzionali non offrono che scarse o nulle possibilità di guarigione.

A partire dagli anni ’90 l’unica sorgente era rappresentata dal midollo osseo, successivamente sono state utilizzate, come sorgente alternativa al midollo, CSE prelevate dal sangue periferico e dal sangue cordonale.

Per trapianto si intende la sostituzione di un midollo osseo malato o non funzionante, con CSE sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, ricostituendo le normali funzioni ematologiche e immunologiche.

Si definisce autologo il trapianto di CSE dello stesso paziente, dopo opportuno trattamento o allogenico il trapianto di CSE da un donatore sano. In quest’ultimo caso è indispensabile reperire o in ambito familiare o accedendo al Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR) un donatore con caratteristiche genetiche simili (tipizzazione tessutale o tipizzazione HLA compatibile) a quelle del ricevente.

Durante la prima fase del trapianto di CSE le cellule midollari del paziente vengono distrutte dall’azione mieloablativa di particolari chemioterapici. La seconda fase consiste nella ricostituzione del patrimonio midollare del paziente, tramite l’infusione, per via endovenosa (come una normale trasfusione), delle cellule staminali prelevate dal paziente stesso (autologo) o dal donatore HLA compatibile (allogenico). Queste cellule riescono, infatti, a trovare da sole la strada per colonizzare la sede ossea di loro competenza e iniziare a produrre i normali elementi cellulari del sangue.

Le attuali strategie terapeutiche esigono che nel caso di trapianto autologo le CSE vengono criopreservate, mentre nel trapianto allogenico vengono infuse a fresco al ricevente, entro al massimo 72 ora dalla raccolta del donatore (solo in alcuni casi le CSE allogeniche vengono criopreservate).

Per stabilire l’efficacia di un trapianto, e per stimare la capacità funzionale di ricostituzione ematopoietica delle CSE congelate, vengono valutati alcuni parametri della raccolta di CSE:

  • conta cellulare (TNC), cioè la quantità totale di cellule nucleate da infondere al paziente. Soprattutto per il trapianto di midollo, al contrario delle cellule prelevate dal sangue periferico (aferesi) la valutazione della dose efficace per la ricostituzione ematopoietica viene effettuata in base alle TNC/Kg e non alle CD34/kg. La dose target è pari a 200x 106/kg che si ritiene efficace per un efficiente ricostituzione dopo terapia mieloablativa;
  • conta cellule CD34+, elemento fondamentale per valutare l’efficienza di un trapianto da CSE periferiche che esprimono sulla superficie l’antigene CD34+ (identificazione in citofluorimetria, secondo protocollo ISHAGE);
  • vitalità cellulare, da valutare sempre prima e dopo congelamento sia delle TNC che delle cellule CD34+;
  • test clonogenici, che permettono mediante un sistema di culture a breve termine, di quantificare il contenuto di cellule progenitrici dopo un intervallo di due settimane dalla semina in vitro;
  • controllo microbiologico del materiale processato mediante emocolture x aerobi, anaerobi e miceti, da valutare nel corso di ogni manipolazione, poiché la contaminazione microbica rappresenta un rischio significativo per il grave stato di immunodepressione in cui si trova in paziente trapiantato.

Gli standard FACT-JACIE, a cui il Laboratorio fa riferimento, richiedono che vengano messe in atto le suddette procedure per testare i prodotti cellulari al fine di garantire sicurezza, vitalità e integrità in modo tale da assicurare che tali prodotti soddisfino le specifiche necessarie per il trapianto.

Quando un paziente viene schedulato per un trapianto di CSE criopreservate (aferesi o midollo) il Lab di processazione viene avvisato con un certo margine di tempo, prima dell’inizio del condizionamento, così da permettere l’esecuzione di alcuni controlli e test sul prodotto da infondere, al fine di garantirne la qualità e poter eseguire il trapianto in totale sicurezza.

Il campione destinato ai controlli di qualità pre-scongelamento, è testimone della sacca, poichè allegato ad essa e quindi conservato nelle medesime condizioni Su questo campione si esegue la valutazione di tutti i suddetti parametri con lo scopo di verificare che il congelamento non abbia intaccato la vitalità e la funzionalità delle cellule.

Nel periodo di esecuzione dei controlli di qualità effettuabili prima dello scongelamento dell’unità CSE, è sempre opportuno controllare anche i controlli di sterilità pre-congelamento.

La conservazione a medio e lungo termine, a basse temperature, delle cellule (criopreservazione) è indispensabile quando in paziente è avviato al programma trapiantologico. Fondamentale prerequisito del processo è mantenere la qualità delle cellule criopreservate, la più vicina possibile a quella iniziale. La criopreservazione ha dimostrato di essere sicura utilizzando specifiche metodiche ed un agente crioprotettore (DMSO) prima del congelamento in combinazione con fisiologica ed albumina umana.

La temperatura di stoccaggio influenza il tempo per cui il materiale biologico può essere conservato: minore è la temperatura, più lungo è il periodo di stoccaggio. Le CSE congelate alla temperatura dell’azoto liquido (-196°C) possono essere conservate vitali per molti anni, perché lo stoccaggio in azoto liquido garantisce una temperatura di conservazione stabile.

È comunque importante verificare le condizioni di stoccaggio delle unità e verificare che le sacche criopreservate non abbiano subito danni fisici (per questo vengono stoccate all’interno di custodie di acciaio che ne facilitano la protezione pur garantendo un ottimale trasmissione del freddo). Per le unità stoccate da lungo tempo il personale di Laboratorio effettua una verifica fisica dell’integrità dell’unità da infondere, poiché il danneggiamento della sacca qualora sia stata conservata nella fase liquida di azoto, potrebbe causare l’ingresso di azoto liquido rendendo possibile una cross-contamination dei campioni, ma soprattutto provocando la rottura della sacca in fase di scongelamento.

Nel Lab processazione CSE per evitare problemi di contaminazione del prodotto, le CSE destinate al trapianto vengono criopreservate in sacca doppia e poste in quarantena. Dopo l’arrivo dei test microbiologici effettuati durante la manipolazione, in assenza di contaminazione, il prodotto CSE viene posto in contenitore ad azoto liquido per lo stoccaggio definitivo.

Il giorno dell’infusione le unità vengono prelevate dal tank in cui sono conservate, vengono identificate da due operatori, trasferite ancora criopreservate all’interno di un dry-shipper a temperatura controllata, in Lab dove viene predisposto un bagnetto termostatato preriscaldato a 37-40°C. Solo dopo aver ricevuto dall’unità clinica la conferma della preparazione del paziente e della possibilità di effettuare l’infusione, la sacca viene rapidamente scongelata, lavata per allontanare la percentuale di DMSO ed infusa al paziente.

La manipolazione del prodotto dopo lo scongelamento deve essere effettuata all’interno di un laboratorio in classe D sotto cabina di sicurezza biologica in classe A.

Anche sul prodotto scongelato è opportuno e necessario eseguire gli stessi controlli che si eseguono pre-congelamento, per verificare che non ci siano stati inconvenienti durante il trasporto o durante lo scongelamento. Quindi si esegue la conta e la vitalità cellulare per confermare il risultato pre-scongelamento e si ripetono i controlli di sterilità su un’aliquota prelevata appena prima dell’infusione.

Il dato in assoluto più importante del percorso trapiantologico descritto è l’engrafment, cioè l’attecchimento dopo la reinfusione di CSE: cioè ristabilire la funzionalità emopoietica dopo terapia mieloablativa e portarla a livelli tali da ridurre il rischio di infezioni e di emorragia. Tradizionalmente questi livelli sono > 500 x 109 neurofili/l; > 20 x 109 piastrine/l.

La condivisione del processo di accreditamento JACIE, con l’unità di raccolta e l’unità clinica, mediante un gruppo di lavoro multidisciplinare, permette all’interno dell’organizzazione di ottenere risultati complessivi che contribuiscono al miglioramento della salute dei pazienti.

 

 
   

Sezione Laboratorio di processazione cellule staminali da sangue cordonale

La Banca del Cordone Ombelicale della Regione Calabria, denominata Calabria Cord Blood Bank, è stata istituita con la Delibera Regione Calabria n° 339 del Maggio 2004 e ha avviato ufficialmente l’attività di raccolta, validazione, processazione, conservazione e rilascio di cellule staminali cordonali dal gennaio 2016.

La nascita delle banche di cordone ombelicale è motivata dalla ricerca di fonti di cellule staminali per trapianto. La difficoltà, per alcuni pazienti, a reperire un donatore compatibile o la necessità di un intervento terapeutico rapido, motivato dalla progressione di una malattia onco-ematologica, ha spinto a ricercare delle fonti alternative di CSE rispetto al midollo. Il sangue del cordone ombelicale nei neonati a termine contiene cellule staminali emopoietiche, le stesse cellule che sono presenti nel midollo osseo e che sono utili per un trapianto poiché capaci di dare origine a globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il sangue cordonale rappresenta, perciò, una valida alternativa al midollo osseo per il trapianto da donatore non consanguineo nell’adulto e nel bambino. Esso ha inoltre il vantaggio di essere prontamente disponibile perché è già stato raccolto, tipizzato con gli esami di istocompatibilità e gli esami virologici previsti dalla legge e criopreservato in contenitori appositi ad azoto liquido che ne garantiscono la vitalità per moltissimi anni.

In Italia, la donazione del sangue cordonale è consentita a scopo solidaristico (da donatore volontario non familiare) e dedicato (familiare) secondo D.M. 18/11/2009, non comporta alcun onere economico per la famiglia e rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Le cellule cordonali donate dalle mamme e raccolte subito dopo il parto, con una procedura semplice ed indolore sia per la mamma sia per il neonato, dopo severa valutazione di idoneità al trapianto o all’uso alternativo, vengono conservate presso le banche pubbliche riconosciute dal Centro Nazionale Sangue (CNS) e Centro Nazionale Trapianti (CNT) del Ministero della Salute. I dati di tali unità cordonali sono inseriti nel Registro nazionale di donatori di midollo osseo (IBMDR-Italian Bone Marrow Donor Registry) e sono visibili a tutti i Registri simili nel mondo.

La Calabria CBB fa parte della rete nazionale ITCBN (Italian Cord Blood Network) istituita ai sensi del D.Lgs 18/11/2009 e costituita da 18 Banche di cordone ombelicale attive sul territorio nazionale e autorizzate dal CNT/CNS. L'attività delle banche dell'ITCBN è contraddistinta dall’applicazione rigorosa dei requisiti di qualità e sicurezza, introdotti dalle normative italiane ed europee, relativi alla raccolta, conservazione, bancaggio e rilascio di unità di sangue cordonale donate a scopo solidaristico e destinate al trapianto, in accordo con gli standard di accreditamento di eccellenza NetCord-FACT (Foundation of Accreditation of Cellular Therapy).

 

TIPOLOGIE DI DONAZIONE DEL SANGUE CORDONALE

Donazione solidaristica o allogenica

La donazione solidaristica o allogenica è un atto volontario, anonimo e gratuito che mette a disposizione il sangue del cordone ombelicale per i tanti pazienti in attesa di un trapianto di cellule staminali che non hanno un familiare compatibile. Per eseguire il trapianto in condizioni di sicurezza e garantire la massima riuscita, serve conservare nelle Banche solo le unità di sangue cordonale che contengono un numero di cellule staminali adeguate. Per questo non tutte le donazioni possono però essere utilizzate ai fini di trapianto.

La donazione del cordone ombelicale in Italia è consentita solo nelle Banche pubbliche.

Donazione dedicata per patologie familiari

In Italia è consentita gratuitamente presso le Banche pubbliche la donazione dedicata per il neonato con patologia in atto al momento della nascita o evidenziata in epoca prenatale o quando è necessario curare un familiare, inteso come fratello/sorella, affetto da una malattia al momento della raccolta o pregressa, per la quale "risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'uso di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria". Inoltre, è possibile conservare il cordone del proprio bambino "nei casi di famiglie ad alto rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'uso di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria", in linea con il D.M. 18/11/2009 che regolamenta la conservazione dedicata autologa delle cellule staminali da sangue cordonale e le “Linee Guida per la Raccolta e la Conservazione del Sangue Cordonale ad Uso Autologo–Dedicato”. Questa particolare tipologia di donazione prevede un’apposita richiesta alla Banca da parte dello specialista che ha in cura il paziente, che deve pervenire a partire dal 6° mese di gravidanza e comunque non oltre un mese prima della data prevista per il parto, e l’autorizzazione della Direzione Sanitaria del presidio ospedaliero dove è previsto il parto

L’elenco delle patologie per le quali è opportuna la raccolta dedicata di sangue cordonale viene regolarmente aggiornato secondo le indicazioni di Cord Blood Registry, dell'Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) e del Gruppo European Blood and Marrow Transplantation (EBMT).

In caso di patologie non presenti in elenco, è possibile rivolgersi alla Calabria CBB per richiedere il parere per eventuale raccolta e conservazione delle cellule cordonali ad un apposito gruppo tecnico multidisciplinare coordinato dal Centro Nazionale Trapianti, con oneri a carico del S.S.N.

Tabella illustrativa ATTORI coinvolti nel NETWORK CALABRIA CBB:

ATTORE

RUOLO

AMBITO TERRITORIALE

Centri di Raccolta:

UO di Ostetricia e Ginecologia

Informazione, valutazione idoneità e raccolta sangue cordonale

Intera Regione

(AO/ASP/Case di cura)

Servizi di Medicina Immunotrasfusionale

(STR/SIT)

Valutazione idoneità madre

Validazione emocomponente sangue cordonale

Esecuzione test infettivologici di legge

Controllo a 6/12 mesi dopo il parto

Intera Regione

(AO/ASP)

Laboratorio di Tipizzazione Tissutale

Caratterizzazione HLA

G.O.M. “Bianchi Melacrino Morelli”, Reggio Calabria

Laboratorio di Microbiologia-Virologia, Laboratorio Patologia Generale – Settore emocromi; Microcitemia

Test  idoneità

G.O.M. “Bianchi Melacrino Morelli”, Reggio Calabria

UO Pediatria e Neonatologia

Valutazione neonato

Intera Regione

(AO/ASP/ Case di cura)

Pediatri di base

Controllo  dopo il parto

Intera Regione

Associazioni di volontariato

Supporto attività

Trasporto unità cordonali

Intera Regione

 

RILASCIO DELLE UNITÀ CORDONALI

I dati delle unità cordonali donate in Calabria e crioconservate presso la Calabria CBB sono in rete e visibili attraverso il software protetto dell’IBMDR (Italian Bone Marrow Donor Registry). In tal modo, un Centro Trapianti, in qualsiasi parte del mondo può attivare una ricerca di cellule staminali cordonali compatibili senza limiti geografici, per il proprio paziente in attesa di trapianto che è privo di donatore familiare. Nel momento in cui tale ricerca trova nel database IBMDR un’unità cordonale della Calabria CBB compatibile con il paziente, il Centro Trapianti, tramite il Registro di appartenenza (se non italiano), richiede alla Banca di eseguire dei controlli di qualità e di completare la documentazione pre-rilascio. Per inviare un’unità cordonale all’estero è, inoltre, necessario richiedere apposita autorizzazione al Ministero della Salute, previa attestazione di negatività degli esami previsti dalla legge. A differenza delle altre fonti di cellule staminali (da aferesi e midollo osseo) per le quali la donazione e il conseguente rilascio, cioè invio, al Centro Trapianti richiedente può essere superiore a 3/6 mesi, poiché il donatore adulto deve eseguire una serie di controlli e sottoporsi alla donazione di cellule staminali, per il sangue cordonale questa tempistica è notevolmente ridotta poiché le unità cordonali sono già donate, congelate e caratterizzate, cioè sono stati eseguiti tutti i test di controllo per dichiarare idonea l'unità, pronta per l’uso e quindi resa immediatamente disponibile per i Centri Trapianto richiedenti.

Al 31/12/2017 sono state richieste in totale alla Calabria CBB dal 2010 (anno di inizio inserimento dati delle unità cordonali calabresi nel Registro IBMDR) n. 224 unità cordonali da parte di Centri Trapianto nel mondo interessati alle stesse per i propri pazienti. Di queste, la Calabria CBB ha rilasciato n. 27 unità cordonali, per pazienti affetti da gravi patologie onco-ematologiche (Leucemia Acuta, Linfomi).

Nel 2011, nel 2013 e nel 2015 la Calabria CBB è stata la prima Banca nazionale per indice di rilascio (rapporto tra n°unità cordonali bancate/n°unità rilasciate per uso trapiantologico).

Sul totale dei 27 rilasci, n° 13 unità sono state trapiantate in pazienti pediatrici, mentre ben 14 unità sono state utilizzate per pazienti di età compresa tra i 18 anni ai 65 anni, a conferma che l’utilizzo del sangue cordonale per la cura di malattie onco-ematologiche è una valida alternativa per pazienti adulti, per i quali ormai si utilizza il trapianto con doppio cordone proveniente da due diverse donazioni, entrambi compatibili con il paziente.

 

USO ALTERNATIVO DELLE CELLULE STAMINALI CORDONALI

Negli ultimi anni, relativamente all'utilizzo del sangue cordonale, sta emergendo una piattaforma di terapia cellulare inesplorata e dunque meritevole di un investimento in trial clinici, al fine di dirottare correttamente risorse pubbliche verso ipotesi che abbiano ottenuto positivi riscontri da studi pilota (gel piastrinico, trasfusioni per neonati prematuri, colliri per rigenerazione epiteliale, etc.).

Il principale utilizzo alternativo delle unità cordonali non idonee al trapianto poiché con un numero di TNC inferiore al cut off di accettazione è la produzione di concentrato piastrinico per il trattamento di pazienti con lesioni vascolari e ortopediche: Cord Blood Platelet Gel (CBPG).

La Calabria Cord Blood Bank, aderendo al protocollo nazionale, coordinato dal Centro Nazionale Sangue, dal 2013 produce ed applica il concentrato piastrinico da sangue cordonale per uso non trasfusionale, come previsto nel Decreto del 2 novembre 2015 del Ministero della Salute “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”.

Il concentrato piastrinico ottenuto da sangue cordonale-allogenico è utilizzato per:

  • impiego su superfici cutanee o mucose (uso topico)
  • infiltrazione intra-tissutale o intrarticolare
  • quale materiale da applicare localmente in sedi chirurgiche, da solo o addizionato con materiale biologico non cellulare (ad esempio tessuto osseo di banca) o con dispositivi medici
  • quale materiale da utilizzare “in vitro”, nell’ambito di procedure di laboratorio, per studi clinici approvati secondo la normativa vigente

 

Inoltre, la Banca cordonale sta iniziando a produrre collirio autologo, applicabile per il trattamento delle sindromi da secchezza oculare (GVHD, Sindrome di Sjogren) e per la ricostruzione, riparazione ed il trattamento dei disturbi della superficie oculare, il cui razionale è somministrare a livello locale alte concentrazioni di fattori di crescita di derivazione piastrinica per la riparazione tissutale.